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Si si, lo so che il lavoro nobilita l'uomo. E so pure che molti perchè non hanno lavoro si suicidano. Ma io in questo periodo non c'ho voglia. Che poi, in realtà il mio lavoro mi piace pure, e nonostante io odi visceralmente Tremonti, mi rendo conto che in effetti a mettercisi d'impegno, la finanza può essere "creativa". Quello che non amo sono i ritmi imposti, le scadenze che si accavallano, quel non sapere se ce la fai a finire un lavoro fino all'ultimo secondo.
Io sono giocherellona e vedere intorno a me gente depressa, che mentre lavora pare combatta contro la morte, mi fa intristire. Io alle scadenze sorrido, ammicco, faccio le boccacce, magari faccio pure le nottate ma non possono distruggermi la vita. Non glielo permetterò mai.
Spesso mi accorgo di essere completamente diversa da molte persone che frequento. La preoccupazione di molti miei colleghi per il successo a me neppure sfiora. Per quasi tutti il prestigio di un'auto di rappresentanza o di una casa di lusso è uno degli obiettivi principali delle loro esistenze. Frequentare i posti giusti, indossare i vestiti griffati e essere accanto alle persone che contano è vitale per i professionisti di successo.
Ebbene, pure io sono professionista, vado all'agenzia delle entrate oppure in tribunale come loro ma non mi frega nulla di essere notata per quello che indosso o per l'auto che mi trasporta in giro. Io bado molto a quello che ho dentro: se son preparata e se la gente mi considera affidabile... tutto qui.
Forse mi basta poco ma sto bene, a volte guardo questa gente provando quasi pena per loro. Si sbattono tanto, poveretti, per raggiungere qualcosa che appena hanno già non li soddisfa più... mentre a me basta una serata in compagnia o l'abbraccio dei miei aquilotti per farmi rendere conto che la mia vita non è andata perduta.
Mi sento libera, magari non lo sono del tutto, ma ci provo.
Verso la fine degli anni '60 io ero ancora una bambinetta, allegra e un po' maschiaccia, non mi preoccupavo di quello che succedeva intorno a me. Avevo la mia famiglia, il mio mondo, i fine settimana dai nonni in campagna che mi riempivano la vita. Ma intorno c'era qualcosa di nuovo: mio fratello, a quel tempo quindicenne, iniziava a scontrarsi con mio padre per questioni di politica e per i capelli lunghi e i suoi abiti eccentrici. Comprava al mercatino dell'usato camicie informi e colorate e ascoltava musica che a me piaceva ma che capivo poco... Spesso nei pomeriggi arrivavano dei suoi amici, tutti come lui, e con le chitarre suonavano in compagnia mentre io, la cucciola di casa, ero considerata un po' una mascotte e rimanevo con loro.
Son passati gli anni e crescendo ho capito l'importanza che hanno avuto quegli anni sulla mia formazione. Insieme alle canzoncine dello Zecchino d'oro, ho imparato a capire la musica. Conoscevo le canzoni di Bob Dylan prima ancora di capire chi fosse quell'uomo con quella strana voce, canticchiavo Blowin' in the wind senza capire il significato.. ma dentro di me si formava una coscienza, quasi involontaria. Ora mi ritrovo a 44 anni ad avere una memoria musicale che molti miei coetanei non hanno mai avuto, questo fratellone ingombrante, rumoroso, occhialuto e brufoloso, mi ha aiutato a modo suo, ad essere quella che sono. Ora siamo diversi, lui un po' imborghesito anche se di sinistra, ma se ci ritroviamo insieme a parlare di musica... sembra che il tempo non sia passato.
Era il I maggio del 1886 e nei più grossi centri industriali degli Stati Uniti si sviluppò uno sciopero generale operaio. Gli operai americani chiedevano la giornata lavorativa di 8 ore e condizioni di lavoro migliori. Le autorità americane non apprezzarono questo movimento di masse, che minava il potere delle classi dirigenti, e organizzò una repressione massiccia e sanguinosa. A Chicago, utilizzando una manovra provocatoria, scoppiò una bomba in piazza Haymarket, e da quel momento iniziò la risposta armata della polizia contro i manifestanti. Da Chicago la repressione si spostò in tutti i centri della rivolta e in risposta furono arrestati e processati sette innocenti.
Questa manovra repressiva del I maggio fece un tale scalpore in tutto il mondo che al 1° congresso della II Internazionale, nel luglio del 1889, venne adottata una decisione storica: "Si indice una grande manifestazione internazionale, da tenersi ad una data stabilita oggi, una volta per sempre, perché simultaneamente, in tutti i paesi e in tutte le città, in questo giorno stabilito i lavoratori presentino alle autorità le loro rivendicazioni: la limitazione, per legge, della giornata lavorativa ad otto ore, nonché l'adempimento di tutte le altre deliberazioni del congresso internazionale ..."
Il giorno scelto fu proprio il I maggio, e ancora oggi noi commemoriamo quelle battaglie e quelle morti innocenti.
I sindacati, questa bestia nera, sono attaccati da più parti. Chi dice che minano la produttività del Paese e c'è chi li ritiene responsabili del disfacimento delle aziende. Eppure... neppure 100 anni fa erano solo i sindacalisti a battersi per i diritti dei lavoratori. Lo facevano perchè credevano che l'Uomo avesse dei diritti e non solo dei doveri, perchè speravano di costruire qualcosa per i loro figli e per il futuro degli altri lavoratori.
Adesso sembra che tutto questo sia diventato un ricordo sbiadito, nessuno rammenta più questi uomini che hanno dato la vita per le loro idee. Siamo alla vigilia del 25 aprile, altro momento importante per le nostre vite di italiani, e addirittura ci vietano di cantare Bella Ciao. E' un brutto periodo questo, e non è nè il primo nè l'ultimo nella storia dell'umanità, io continuo a sperare e a credere che qualcosa davvero possa cambiare. Non posso non farlo, sarebbe come morire in anticipo...
Da un mese a questa parte il portalettere della zona dove ho lo studio è cambiato. In realtà non so neppure che faccia abbia, perchè di solito lascia la posta nella buca delle lettere ma so con certezza quando arriva nei paraggi. Ogni mattina alle 9.30, minuto più minuto meno, dapprima in lontananza poi sotto la mia finestra si sente un motivetto diverso... Fischietta pezzi d'opera, canzoni degli anni '60 o arie famose di Morricone. Ha un repertorio veramente vasto e tutti i giorni mi domando che fiato abbia, perchè da quando arriva a quando se ne va non smette un attimo.
Non lo ferma la pioggia, nè il vento, lui fischietta sempre. A sentirlo sembra che consegnare le lettere alla gente sia il lavoro più bello del mondo. E magari è pure vero...
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